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AudioQuest: un trattato sui cavi
Estratto da “Cables Theory”, di William E. Low. Il testo completo è disponibile in originale presso il sito ufficiale AudioQuest

La trattazione che segue è frutto di decenni di esperienza valutativa e non il risultato di uno studio compiuto isolandosi in una “torre d’avorio”. Nel progettare amplificatori, acustiche o cavi, è richiesta la considerazione di tutti i dati empirici rilevati, siano questi derivati da test strumentali, di laboratorio, siano recepiti dai nostri sensi (vista o udito). Le soluzioni, le risposte, provengono dalla consapevolezza complessiva su ciò che è comprensibile e, soprattutto, su ciò che non lo è. Sappiamo che non c’è totale identità di vedute su questo argomento all’interno della comunità audio (e video). Da un lato ci son quelli che credono ciecamente solo nei test di laboratorio. All’opposto quelli che ascoltano, o vedono, una limitata selezione di modelli sulla quale sviluppare confutabili teoremi. La mancanza di un corretto approccio scientifico su i criteri di valutazione è spesso la causa per cui una fazione sbeffeggia l’altra per le proprie convinzioni e viceversa. I progetti audio (e video) più validi appartengono a coloro i quali hanno tenuto conto di tutti i fatti evidenziati, a prescindere da come siano stati misurati o compresi. Addentrandoci un po’ nel nostro specifico, potremmo dire – visto da un profano - nulla potrebbe sembrare più semplice: prendi un segnale - audio o video, digitale o analogico - e lo trasporti da un posto ad un altro, senza tante complicazioni. La verità vera è naturalmente un’altra, ed è che ogni cavo deve trasferire – da un componente ad un altro - un complesso segnale multi ottava senza cambiare nulla dell’informazione trasportata.

Fare meno danni possibile, questa è la missione
A noi tutti piace descrivere quanto un buon apparecchio migliori le prestazioni del nostro impianto; facciamo considerazioni perfettamente legittime e comprensibili. Però, in queste considerazioni è celato un equivoco concettuale che nasce dal fatto che un componente di qualità superiore che va a sostituire uno meno performante, possa effettivamente migliorare il segnale proveniente dalla sorgente. In certe aree del processo digitale questo è possibile, ma nel mondo del segnale analogico ciò non può accadere; il segnale si può solo peggiorarlo. La sostituzione con un componente di qualità superiore migliora il suono di un impianto solo perché questi provoca meno danni al segnale. I cavi, come tutti gli altri componenti, dovrebbero essere scelti affinché arrechino il minimo danno. Il “danno” è rintracciabile in due fondamentali forme: la prima è una relativamente innocua perdita di informazione; la seconda è l’influenza sul “carattere”del segnale. Un’analogia può illustrare meglio questa distinzione. Prendiamo, ad esempio, una lastra di vetro perfettamente pulita. Associandola ad un componente audio, partiamo dal presupposto che nessun apparecchio è perfetto. Per coerenza all’esempio della lastra di vetro, consideriamo che essa possa essere affetta da una leggera dominante grigia. Una qualità più bassa dell’apparecchio potrebbe essere paragonata ad una dominante grigia più intensa. Queste varianti di densità del grigio possono rappresentare i vari gradi di perdita di informazione. Se invece il vetro presenta dominanti tendenti al verde, al giallo o al rosso, queste tonalità rappresentano una “deviazione” nel carattere. Statisticamente parlando, è di gran lunga più probabile notare la leggera dominante colorata, piuttosto che un grigio più scuro. Questo è il meccanismo del “carattere-contro-quantità” che causa molta confusione nella ricerca della migliore prestazione.

I luoghi comuni e qualche bugia
Tutti conosciamo l’assunto che recita: “una catena è forte quanto il suo anello più debole”. Ciò è vero se parliamo di una catena reale, ma diventa una bugia fuorviante se applicato al mondo dell’audio. La qualità del suono proviene dai diffusori acustici e la qualità dell’immagine dal monitor TV. Entrambe sono compromesse da un certo grado di distorsione introdotto da ogni componente la catena di riproduzione, a partire dal microfono o dalla cinecamera usati per registrare l’evento reale. Usare la logica è sempre un buon metodo e in questo caso è molto semplice: ogni componente è decisivo! Le elettroniche, le acustiche, i cavi, anche ogni saldatura o connettore, tutto può arrecare danno. Ogni componente è come un velatura sul pannello di vetro, ogni aggiunta impedisce ulteriormente la vista. La qualità della prestazione finale – la chiarezza della visione - è il segnale originale, meno il danno prodotto da tutti gli elementi presenti nel percorso del segnale. Migliorando uno degli elementi, migliorerà la prestazione. Togliendo uno dei veli dal pannello di vetro, avremo una visione più chiara. Comprendendo che la sfida è ridurre gli aspetti negativi e prevenire la distorsione, si può arrivare più facilmente a capire i miglioramenti “inesplicabili”. Se poi la lastra di vetro non fosse solo “sporca”, ma anche colorata di rosso, rimuovendo entrambi la “vista”della musica sarebbe migliorata come era negli auspici. Comunque, il rosso, e la consapevolezza di quel rosso, non saranno eliminate fino a che l’ultimo velo di colore non sia stato rimosso. Rimuovendo l’ultimo velo di colore si coglierà una differenza maggiore di quanto accaduto togliendo gli strati di colore precedenti. Ci colpisce di più l’eliminazione della dominante rossa, piuttosto che la precedente riduzione della densità della dominante stessa. Se non volessimo più sentire il rumore del traffico, esso andrebbe ridotto da tre auto per minuto a zero auto. Operazione più efficace rispetto a ridurre il flusso delle auto da nove a sei per minuto. Le persone sono più sensibili alla manifestazione di un fenomeno, piuttosto che alla sua entità. E’ un risultato sorprendente! Ci aspettiamo 1+1=2 e ci troviamo 1+1=3. Questo fenomeno è spesso chiamato "sinergia”. Talvolta siamo di fronte a dei fatti empirici che semplicemente non riusciamo a comprendere. Comunque, la mancanza di comprensione non implica che il fenomeno sia sovrannaturale o incomprensibile. Se qualcosa è troppo distante per essere vista, non significa che questa distanza sia infinita. Allestire o migliorare un impianto in modo utile a massimizzare le prestazioni, richiede una grande capacità di visione ed un affidabile criterio di valutazione. Ben combinati, questi fattori rendono il processo godibile ed affidabile.

Le problematiche dei cavi
L’”effetto pelle” è uno dei problemi fondamentali che affligge i cavi. E’ normale pensare ad un conduttore metallico come una sorta di “binario”. Il potenziale elettrico è trasferito in forma di corrente nel conduttore metallico e come, campo magnetico, fuori dal conduttore stesso. L’uno non può esistere senza l’altro. L’unico punto in cui entrambi, campo magnetico e densità di flusso della corrente sono al 100%, è sulla superficie del conduttore. Il campo magnetico esterno diminuisce aumentando la distanza dal conduttore, mentre la densità di flusso della corrente è al 100% solo sulla superficie di questi. Qualcosa del genere accade anche all’interno del filo elettrico. L’”effetto pelle” sta a significare una diminuzione della densità di flusso della corrente, con l’aumentare della distanza dalla superficie verso l’interno. C’è una soluzione per combattere l’”effetto pelle”, ed è quella che prevede l’uso di un conduttore singolo sufficientemente piccolo da espellere fuori della gamma audio la distorsione udibile indotta dall’“effetto pelle” stesso. La semplice valutazione di conduttori di diversi diametri rivela che le udibili anomalie indotte dall’”effetto pelle” cominciano già con conduttori non più grandi di 0.8 mm. La superficie di un grosso conduttore è un buon percorso per il segnale quanto lo è quella di un conduttore sottile; solo che il conduttore grosso ha anche un nucleo che conduce differentemente. Nei cavi con conduttori grossi e rettilinei e con quelli più sottili con un percorso più lungo, la via più facile per le alte frequenze è, in effetti, la superficie del conduttore grosso. Poiché le frequenze più basse sono meno soggette all’”effetto pelle”, esse viaggeranno ovunque in tutti i conduttori. Vi è un certo disaccordo in merito all’”effetto-pelle” e le sue conseguenza pratiche sulle frequenze audio, ovvero se esso causa danni diversi da quello di una semplice perdita di potenza. Tuttavia, i problemi sono reali ed udibili. Questi sono dovuti al fatto che – ancor prima della perdita di potenza - l’”effetto pelle” provoca variazioni nei valori di resistenza ed induttanza. Questi valori tenderanno a mutare continuamente a seconda della distanza dalla superficie del conduttore. Se la sezione di un cavo sarà troppo grande, l’”effetto pelle” inciderà anche sulle frequenze audio riprodotte. Le delicate informazioni ad alta frequenza, la parte superiore delle armoniche, saranno appiattite, “spalmate”, con un suono ottuso, dai dettagli troncati ed una scena acustica carente.

Equivoci e trucchi
Se un cavo di potenza utilizza un unico filo di rame da 0,8 millimetri, potrebbe avere un valore resistivo troppo elevato per svolgere la propria funzione in modo corretto. Le sensibilità degli speakers variano, ma se il percorso tra l'altoparlante e amplificatore presenta una resistenza eccessiva, la qualità del suono ne risentirà. Tale degrado non è da addebitare alla distorsione nel cavo, ma alle dimensioni troppo ridotte di esso. Per questo motivo, anche un cavo di metraggioi dovrebbe essere di almeno 18 AWG (.82 sq mm) o più grande. La perdita di potenza causata dalla resistenza non è – di solito - un problema significativo. Un cavo molto sottile può a causare il 10% di perdita di potenza, con il risultato di abbassare il volume di una frazione di decibel. Se un segnale è stato privato delle informazioni che consentono di percepire il contrasto dinamico, la bellezza delle armoniche, la raffinatezza tonale, tendiamo a fare riferimento ad una perdita in "ampiezza". In realtà, il segnale riprodotto in modo piatto e privo di mordente a causa di un cavo assai deficitario, e non perché provochi una perdita di potenza, ma a causa della distorsione che aggiunge.

Qualche parola sui cavi multifilari
Giacché un buon cavo per diffusori deve possedere più metallo rispetto ad un singolo filo da 0.8 mm (20 AWG), la sfida AudioQuest è quella di fornire un miglior percorso elettrico al segnale senza introdurre nuovi problemi. Se prendiamo un certo numero di fili di rame (strand) e li raggruppiamo in un fascio, l’intero fascio andrà soggetto all’”effetto pelle”. I fili più esterni presenteranno un passaggio elettrico ideale, ma quelli all’interno avranno dei valori elettrici differenti. Avviene pertanto che la stessa informazione che transita attraverso il cavo venga distorta in modo differente in punti differenti del cavo stesso. Più è grosso il fascio di fili, più è grande il problema. Se raggruppare in fascio i singoli fili consente di abbassare la resistenza, poi bisogna però contenere le dimensioni del fascio. Può accadere che sia necessario considerare parecchi fasci separati. Ci sono molti modi nei quali l’”effetto pelle” può causare più distorsione in un fascio, piuttosto che in un singolo conduttore sovradimensionato. I conduttori filari cambiano costantemente di posizione lungo il percorso del cavo. Alcuni dalla superficie si dirigono verso l’interno; altri “emergono” in superficie. Dato che la densità del flusso elettrico distribuita in un conduttore non può cambiare, una parte del flusso (particolarmente alle frequenze più alte) deve continuamente saltare su un nuovo conduttore per raggiungere la superficie o la sua prossimità. Purtroppo il contatto tra i fili di rame è men che perfetto. Il punto di contatto tra questi corrisponde esattamente ad un circuito che ha capacità, induttanza, diodi di rettificazione; un mucchio di problemi insomma. E ciò accade migliaia di volte nella lunghezza del cavo ed è causa della maggior parte delle sgradevolezze acustiche riscontrabili da essi. Il meccanismo di questa distorsione è dinamico, estremamente complesso e, per colpa dell’ossidazione, questa andrà peggiorando nel tempo.

Interazione magnetica
L’interazione magnetica è l’altro problema primario che affligge la progettazione di cavi, a prescindere dal tipo di conduttore. Un conduttore, un filo che trasporta corrente, è circondato da un campo magnetico. In un fascio, ogni filo ha il suo campo magnetico. Questi campi magnetici interagiscono dinamicamente con il mutare del segnale. A livello microscopico, un cavo con conduttore multi filare è fisicamente modulato dal fluire della corrente che scorre al suo interno. I campi magnetici più potenti sono associati alle note basse e creano le interazioni magnetiche più importanti, le quali modulano le caratteristiche elettriche del cavo che, a sua volta, modula le frequenze più alte. A causa di ciò, il segnale musicale modula la pressione di contatto tra i fili adiacenti, e contemporaneamente modula la distorsione generata dalla corrente, che passa da un conduttore all’altro. Ridurre l'interazione magnetica è la ragione principale per cui il pilotaggio biwiring dei diffusori è particolarmente efficace. Le casse bi-wiring hanno ingressi separati per i bassi e gli alti, che consentono l’accesso alle due metà del "crossover". Un crossover è semplicemente un filtro passa-basso che consente all’energia in bassa frequenza di raggiungere il woofer, mentre il filtro passa alto permette alle alte frequenze di passare al tweeter o al midrange. Questi filtri bloccano i segnali indesiderati causando all'amplificatore la percezione di una impedenza infinita sulle frequenze di taglio. Dato non vi è alcun circuito chiuso a quelle frequenze, la corrente nel cavo, non viaggia a queste frequenze come in una lampadina che non si illumina quando l'interruttore elettrico è spento, non importa quanti megawatt siano disponibili. Tenendo il cavo delle alte frequenze lontano da quello che porta bassi, non compromette la resa dei bassi. Però, tenendo separate le basse frequenze dal cavo che convoglia le frequenze superiori, si ottiene un sensibile miglioramento. Il campo magnetico associato alle frequenze basse non può più interagire e distorcere con quelli prodotti dalle frequenze medio/alte. Mentre le note basse fondamentali non risentono del bi-wiring, le armoniche delle basse più elevate gioveranno di un miglioramento, venendo riprodotte dal midrange. Le armoniche definiscono i toni bassi e la descrizione dello strumento che le ha create. Acne se noi potessimo assicurare un’assoluta rigidità meccanica nei cavi multifilari, l’interazione tra campi magnetici rimarrebbe, comunque, la primaria fonte di distorsione. La corrente che scorre all'interno di un conduttore è direttamente proporzionale al campo magnetico al di fuori del conduttore. Nella maggior parte dei cavi, il campo magnetico di ogni sezione incontra una complessa e mutevole serie di interazioni che viaggia attraverso una costante evoluzione del campo magnetico. Come il campo magnetico è modulato, il segnale audio diventa confuso e distorto. La causa di distorsione è dovuta sia all’interazione magnetica, sia dal contatto tra i singoli fili nudi. AudioQuest ha trovato una soluzione a tutto questo denominata Semi-Solid Concentric-Packing. I conduttori sono solidi, fasciati singolarmente e quindi associati strettamente assieme intorno ad un conduttore centrale.

Qualità dei materiali
La qualità dei materiali interessa sensibilmente le prestazioni dei cavi e delle relative terminazioni. Dobbiamo considerare sia l’intrinseca qualità del metallo, come l’oro, il nickel, l’ottone, l’alluminio, il rame, l’argento, sia il modo in cui questi sono stati lavorati e rifiniti. L’argento puro è il migliore materiale per l’audio, il video ed il segnale digitale. Però, se l’argento non è trattato con la dovuta accuratezza, anche il rame di più basso grado di purezza può suonare meglio. L’argento si è guadagnato una confutabile reputazione basata sull’equivoco del termine “silver”, laddove questo sta ad intendere rame “silver-plated”, placcato argento. Con i segnali audio analogici, il rame argentato può produrre un suono molto irritante, come avere un tweeter sparato sul viso. In altre applicazioni, vedi con segnali video, RF o digitale, del buon rame argentato diviene estremamente valido, superando in prestazioni anche il rame di più alta qualità. Perché non l’oro? Perché l’oro non ha né bassa distorsione, né bassa resistenza. E’ utilizzabile nei connettori in virtù della sua “nobiltà”, non essendo esposto a fenomeni di corrosione e per questo utile a proteggere materiali più vulnerabili, come il rame e l’ottone. La natura tonale della distorsione dell’oro è piacevole e calda, e si fa preferire all’irritante impronta sonica del nickel. Un componente in nudo rame, od ottone, è superiore ad uno placcato oro, ma solo fino a quando questi non sarà soggetto a corrosione. Al confronto, un componente in spesso rame argentato di alta qualità, migliorerà sensibilmente le prestazioni. L’argento non è nobile come l’oro, ma è comunque refrattario alla corrosione e migliora le prestazioni. Il primo grado sopra il rame standard di alta purezza è l’Oxygen-Free High-Conductivity (OFHC). In realtà, questo rame non è totalmente Oxygen-Free, la denominazione più corretta dovrebbe essere “Oxygen-Reduced”. Il suono di un cavo OFHC è più raffinato, pulito e dinamico rispetto all’omologo in rame standard ad alta purezza.

L’importanza della geometria del cavo.
Anche il rapporto esistente tra i conduttori riveste un aspetto importante. Se questo rapporto non è coerente, i parametri elettrici (quali capacità e induttanza) cambiano costantemente ed il segnale sarà distorto. I conduttori all’interno di un cavo possono assumere diversi assetti geometrici: parallelo, spiralato (twisted), intrecciato. Queste varie geometrie hanno conseguenti prerogative. La produzione del cavo con geometria del conduttore parallela è economica; quello spiralata ha buona reiezione delle RFI e, di norma, induttanza più bassa. Quello intrecciata oppone resistenza alle RFI, ha bassa induttanza, ma soffre delle conseguenze derivanti dal continuo cambio dei valori elettrici di ogni conduttore. Un cavo può avere due o più conduttori. L’assetto di questi conduttori determina l’interazione magnetica, la capacità, e l’induttanza dello stesso. Entrambi, capacità e induttanza, causano un preventivabile e misurabile effetto “filtro”, e un progressivo aumento dello slittamento in fase delle frequenze più elevate. L’effetto della capacità è qualcosa di simile ad una scogliera; puoi andare vicino all’orlo del precipizio, ma non andare oltre. Esiste, nell’applicazione pratica, un valore oltre il quale la capacità diventa un problema. Con un valore più basso ci si allontana dall’orlo della scogliera e avere senza grandi limitazioni. D’altro canto, l’induttanza è sempre un problema e ne accumula continuamente. Comunque, capacità e induttanza non sono le uniche variabili nella progettazione di un cavo. Vanno pertanto studiati modelli che abbiano una capacità che non si spinga “oltre la scogliera” e, contemporaneamente, presenti un’induttanza minima. Una teoria sulla progettazione dei cavi vuole che il valore dell’impedenza di un cavo debba abbinarsi a quella del carico del diffusore acustico. L’abbinamento tra impedenze è un concetto valido e si applica soltanto quando l’impedenza della sorgente, del cavo e il carico sono tutte le stesse, e quando il cavo è più lungo di una lunghezza d’onda delle frequenze da trasmettere. Gli amplificatori non hanno impedenze d’uscita di 4 o 8 ohm; per questo i progettisti puntano ad avere i valori più bassi possibili. I diffusori differiscono l’uno dall’altro, e cambiano impedenza al variare della frequenza. Si dovrebbe realizzare un valore di capacità molto elevato (oltre l’orlo della scogliera) per avere il necessario corollario per una bassa impedenza, ma una così alta capacità comprometterebbe in maniera severa la prestazione di un’amplificazione e questa condizione va evitata.

Il “rodaggio” dei cavi
Come per tutti gli altri componenti audio, anche i cavi richiedono un periodo di “rodaggio” o “assestamento”. Questo lasso di tempo è erroneamente chiamato “break-in”. Il termine è più corretto in ambito meccanico, relativo ad un motore, o, per l’audio, all’assestamento delle sospensioni degli altoparlanti o del cantilever di una testina fonografica. Le prestazioni di un cavo raggiungono il loro optimum quando il comportamento del dielettrico (ovvero il modo in cui il materiale isolante di un cavo assorbe e rilascia energia) cambia in presenza di una carica elettrica. Il cavo in “rodaggio” continuerà a migliorare in qualità sonora - o visuale - per un periodo che può arrivare anche a parecchie settimane. Per questa stessa ragione anche amplificatori, preamplificatori e lettori CD richiedono un periodo di assestamento. Non usando un cavo per diverse settimane, questi tenderà a tornare al suo stato originale. Il tempo di assestamento di un cavo è più o meno lo stesso per tutti i modelli, anche se, apparentemente, la necessità di “rodaggio” può variare grandemente. Pertanto, si dovrà mettere in preventivo una buona dose di pazienza durante i primi ascolti di qualsiasi nuovo prodotto di classe superiore.

Direzionalità dei cavi
Tutti i cavi sono direzionali, da quello per elettricisti al più puro dei cavi in argento. Tutti i cavi AudioQuest sono marcati per direzionalità. Con altri cavi potrebbe essere sufficiente ascoltarli in una direzione, poi nell’altra. La differenza apparirà chiara nella direzione corretta: in questa la musica fluirà più rilassante, piacevole e credibile. Se invece questo non succederà, o non sarà chiaramente identificabile, potrà dipendere dal fatto che la struttura molecolare dell’estrusione metallica non è simmetrica, fornendo una spiegazione fisica all’esistenza della direzionalità.

Come ottenere il meglio dai propri cavi
Alcuni produttori di cavi fortemente orientati al marketing sottolineano, prima di altri aspetti, l’importanza dei connettori e delle terminazioni. E’ un grave errore pensare che i connettori (e la loro estetica) siano più importanti del cavo stesso, ma sarebbe un errore anche ignorare la connessione d’interfaccia. AudioQuest dedica una parte speciale del proprio catalogo a questo tipo di prodotto. I connettori danno un importante contributo alla performance, soprattutto quelli RCA e XLR. Per i cavi di potenza, i tipi di terminazione sono un po’ più complicati, ma solo perché ci sono più equivoci su priorità molto semplici da osservare. Il miglior tipo di connessione è il cosiddetto tipo “sottovuoto” (“gas-tight” o “cold-weld”), che consente di ottenere un affidabile e costante contatto tra le superfici del connettore e del conduttore, formando un “unicum” di notevole robustezza ed efficacia.

Segnali buoni e segnali cattivi
In queste pagine abbiamo spiegato come il segnale elettrico possa tentare di attraversare il conduttore metallico con le minori interferenze e cambiamenti possibili. Purtroppo c’è spesso un segnale che scorre nei cavi che non dovrebbe esserci. C’è un’intera categoria di energia riferita alle RFI (Radio Frequency Interference); quando queste entrano in un sistema audio compromettono le prestazioni dei componenti e quindi il suono e/o l’immagine. Spesso si ritiene che se non si sente una trasmissione radiofonica provenire dal lettore CD, non si hanno RFI. Questo non è necessariamente vero. Per captare una sorgente radio, senza avere un tuner, deve accadere che una sezione del sistema di riproduzione colga una particolare frequenza radio, rettificandola in una frequenza audio. La maggior parte delle RFI non sono demodulate in segnale audio. Questo è un rischio concreto e proviene dall’energia ad alta frequenza prodotta da apparecchi radio e TV, forni a microonde, radar, baracchini CB e centinaia di altre sorgenti, incluse quelle del proprio impianto stereo o A/V. I lettori CD devono essere registrati, come fonti di RFI, presso l’FCC (Federal Communication Commission), lo stesso vale per i sintonizzatori, per i TV ed i computers. Il problema delle RFI non è certo nuovo e nemmeno di facile soluzione. Per decenni, i progettisti hanno usato anelli di ferrite attorno ai cavi per bloccare l’accesso alle RFI. La ferrite riduce le RFI in un cavo interrompendo le componenti a frequenze radio del campo magnetico all’esterno del cavo. Ad una corrente che viaggia all’interno di un cavo, deve essere associato un campo magnetico esterno. Alterando il campo magnetico, la ferrite è in grado di filtrare la corrente nel cavo senza che nulla venga inserito all’interno di esso. Vanno evitate soluzioni poco efficaci che introducono altri problemi, come connessioni o stadi elettronici aggiuntivi. Gli RF Stoppers nei cavi di alimentazione dei refrigeratori riducono, ma non eliminano, il problema. Questi filtrano molto bene le frequenze molte alte e pertanto non sono da usare nei cavi digitali o video.

Metodologia di valutazione
C’è una fondamentale distinzione tra ascolto della musica e ascolto dell’impianto. Questo è senza dubbio uno dei motivi di riflessione più diffuso all’interno dell’industria audio. Come si può giudicare la validità di un veicolo senza provarlo? L’esatta definizione di un buon sistema audio è la sua capacità di diventare “invisibile”. Deve gradualmente scomparire lasciando lo spazio al suono. Osservando un paesaggio lontano attraverso i vetri di una finestra, sarà apprezzabile il fatto che questi siano puliti e non distorceranno la visione. Un test valido sarebbe quello di determinare quanta interferenza causano i vetri della finestra; ma sarebbe assolutamente improduttivo focalizzarsi su i vetri in sé per sé. Focalizzarsi sullo sporco del vetro fa dimenticare la bellezza del panorama. Per questo è importante evitare il rischio di appuntare la nostra attenzione sul sistema in sé, dimenticando di giudicare le sue reali capacità e attitudini in fatto di musica. Nel processo di valutazione, separare un sistema di riproduzione audio dalla funzione per cui è nato è il più grande errore che si possa commettere. A dispetto degli imperversanti “orecchi d’oro” e similari, è di norma l’ascoltatore neofita a cogliere più nettamente le differenze e a stabilirne l’importanza. Sono proprio gli appassionati privi di esperienza di ascolto e di conoscenze tecniche ad andare direttamente al concreto. Comunque, anche questa gente fortunata ha bisogno di un contesto appropriato per cogliere l’essenza della realtà acustica. Esistono però dei rischi anche per gli orecchi vergini. La sfida per la maggior parte di noi, immersi in questo favoloso mondo, è recuperare l’innocenza della prima volta in cui abbia provato l’emozione nell’ascoltare un sistema audio migliore di quanto ce lo aspettassimo. Generalmente, questa capacità critica si sviluppa nella tarda adolescenza, poi nel corso della nostra vita tendiamo a ricreare le condizioni di quell’esperienza. La cruciale distinzione è tra “evento” ed “esperienza”. Il paradigma politicamente corretto nell’audio è essere occupati nel ricreare un evento accaduto in uno spazio ed un tempo diversi. La musica e i dati tecnici son cose diverse. Se la registrazione e la riproduzione sono avvenuti in modo perfetto, musica e tecnica sono state equamente onorate. Comunque, i sistemi audio sono ben lungi dall’essere perfetti. Questa grande discrepanza lascia spazio ad alcune priorità, tra cui quella che chiameremmo “tirannia della risoluzione percepita”. Per esempio: comparando due componenti, uno riproduce in modo molto convincente un quartetto; ma l’altro rivela che questi, in realtà, è un quintetto. Sarebbe formalmente corretto dichiarare immediatamente superiore quell’apparecchio. Se però il suono del “quartetto” è coinvolgente ed appassionante, mentre quello del “quintetto” è affaticante ed irritante? Non è più importante la godibilità della musica? Questa dicotomia esalta le ragioni per cui un sistema progettato per il monitoraggio di una sessione di registrazione è spesso così differente da un sistema di intrattenimento domestico. L’alta capacità di risoluzione è la funzione principale di un sistema di monitoring; suonare bene ed essere godibile hanno poco valore; ascoltare cosa sta succedendo durante la registrazione è ciò che importa. Inoltre, il pericolo di ascoltare l’impianto anziché la musica è fondamentale sfida nella valutazione pratica. E’ stupefacente l’abilità umana all’adattamento; noi siamo formidabilmente capaci di vedere attraverso la distorsione. Generalmente, non “avvertiamo” i nostri indumenti, ma sentiamo anche solo una goccia di pioggia cadere su i nostri abiti. Possiamo indossare occhiali da sole di tutti i colori e continuate a vedere il cielo blu. Se usassimo occhiali protettivi gialli mentre sciiamo in una giornata nuvolosa, quando li toglieremmo potremmo vedere la neve viola. La soluzione non è “togliere” la vernice gialla dalla neve, ma – semmai – ricalibrare a nostra volta i nostri riferimenti.

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